Diario di uno sviluppatore iOS

From Politencnico Di Torino to Waseda University and Back
27 October 2018

Oggi vi racconterò brevemente il mio percorso da sviluppatore iOS. Tutto è iniziato circa 3 anni fa, anzi i primi contatti con il mondo iOS li ho avuti anche prima: era il 2010 quando mio padre portò a casa un iPhone 3GS. Oltre al design assolutamente innovativo, la cosa che mi colpì di più fu l’App Store, quella magica icona blu sullo schermo, che permetteva di accedere ad una quantità pressoché infinita di piccoli programmi dalle funzionalità più disparate. Le app che andavano maggiormente allora erano semplici giochini che sfruttavano le caratteristiche del dispositivo, quali il fluidissimo touch-screen capacitivo e l’accelerometro. Ce n’era una famosissima che ti faceva schiacciare le bollicine della carta per pacchi e una che trasformava l’iPhone in un bicchiere di birra ghiacciata da “bere” inclinando il dispositivo.

Un po’ di tempo dopo lessi su una rivista di informatica che alcune di quelle stravaganti app che avevo scaricato generavano profitti di milioni di dollari. Fu in quel momento che iniziai a riflettere sul fatto che la maggior parte di quelle app venivano create da programmatori indipendenti (sviluppatori è più elegante), che potevano farlo da casa loro, ovunque fossero nel mondo.

Vista la mia passione per l’informatica e per la tecnologia in generale, decisi che volevo capire come si creava un’app, come un insieme di astrusi comandi potessero diventare dei coloratissimi giochi su uno schermo.

Al tempo avevo più o meno 15 anni e l’unica esperienza vicina alla programmazione software che avevo avuto era un corso di HTML. Per quanto completamente diverso dal modo di programmare di qualsiasi software applicativo, l’HTML è stato formativo perché mi ha fatto capire veramente che un computer non è un’entità autonoma ma che qualcuno gli ha impartito dei comandi, in qualche modo.

Imparare a programmare non è stato facile: ho seguito diversi tutorial su Internet, ma puntualmente lasciavo perdere perché non riuscivo a far funzionare subito le cose (giving up). Effettivamente la curva di apprendimento per la programmazione ha un grosso picco di difficolta all’inizio che poi scende progressivamente. Superato lo scoglio iniziale, il primo impatto, la programmazione inizia a diventare “gestibile” (non è mai facile). Il problema è che la maggior parte delle persone si arrende prima.

Fu soltanto quando mi venne l’idea per un’app, nell’estate del 2015, che fui veramente motivato a imparare a programmare. E così lo feci. L’idea era di realizzare qualcosa che potesse diventare una sorta di coach per stimolare la persona ad essere produttiva e felice. Un’app che potesse motivare le persone a fare quello che devono e vogliono fare nella vita quotidiana. Decisi che si doveva chiamare MotivateMe.

Realizzare la mia prima app, partendo da zero, non è stato per niente facile. All’inizio ogni piccola azione poteva richiedere giorni di sforzo per essere implementata. Piano piano capii che l’unico vero ingrediente che mi serviva era la pazienza (e la perseveranza). La pazienza di provare e riprovare le stesse cose finché non funzionano.

Dopo circa 6 mesi di lavoro, MotivateMe era pronta per il lancio ufficiale sull’App Store, che è avvenuto a marzo del 2016. Nelle prime settimane le cose andarono molto meglio del previsto, la mia prima app saliva e scendeva dalle TOP 100. Il 23 marzo 2016, MotivateMe è arrivata alla posizione 21 della classifica dell’App Store italiano (una posizione sotto GTA: San Andreas) e in 1° posizione nella classifica della categoria “Produttività”.

Il successo iniziale mi ha spinto a migliorare continuamente l’app, risolvendo bug e aggiungendo nuove funzionalità. Nonostante i miei sforzi, nei mesi successivi la frequenza di download è iniziata a diminuire, ad eccezione di momenti sporadici. Nel frattempo avevo sviluppato anche un’altra app, ShakeTips, con l’obiettivo di attrarre più utenti verso MotivateMe. Ma tagliamo corto…

Dopo quasi 3 anni dal lancio della mia prima app, volendo trarre un bilancio, questo non può che essere positivo. MotivateMe non è mai diventata un fenomeno globale, e neanche italiano, ma l’esperienza che ho acquisito nel suo sviluppo è stata immensa e le opportunità che essa mi ha procurato sono state notevoli.

Nel 2017 sono stato incaricato dalla European Weightlifting Federation di realizzare la loro app ufficiale, che ho presentato lo stesso anno a Spalato, Croazia. Nel 2018, dopo l’uscita del framework ARKit di Apple, ho ideato e sviluppato un’app per l’illustrazione di esperimenti di fisica in realtà aumentata (Galileo: AR Physics). Nello stesso anno, ho sviluppato la mia tesi di laurea triennale, sul tema dei paradigmi di interazione per le applicazioni in AR su dispositivi mobili (che presto sarà seguita da una pubblicazione).

Concludo con una frase di Henry Ford: “Quelli che rinunciano sono più numerosi di quelli che falliscono.”

Davide Fiorino

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